Vent’anni di convivenza con le allergie non sono stati sufficienti per farmi stare lontana da una fonte di reattività importante come quella del radicchio.

Della serie: l’allergia al radicchio esiste davvero.

Quando succede di stare male nel cuore della notte con una crisi in corso che appare subito “brutta”, come prima cosa ti spaventi. Tanto. Questa volta però ho fatto una scelta coraggiosa: non ho svegliato nessuno. Ho preso tutto quello che mi serviva e ho aspettato che le onde della reazione si calmassero (avete fatto caso che la reazione si sviluppa a onde, più o meno ravvicinate, a seconda della gravità dell’episodio allergico?). Insomma da mezzanotte e tre quarti alle cinque circa: vi assicuro che nessun programma alla tv, accesa per distrarmi, ha attirato la mia attenzione. Chissà come mai?

Vi chiederete perché non mi sono diretta subito in ospedale: la risposta è semplice. L’ultima volta che ci sono andata dopo aver assunto la dose di farmaci di emergenza che ho sempre con me, oltre che misurarmi la pressione, mi hanno lasciato in sala di attesa. Questa volta ho preferito “attendere” a casa. L’ospedale comunque è veramente vicino a casa.

Come seconda cosa ho scandagliato il mio diario delle allergie alimentari per verificare cosa avessi mangiato di “sbagliato”. La mia alimentazione si è molto ampliata negli ultimi anni rispetto agli inizi della mia carriera di pluriallergica.

E qualche volta sospetto di esagerare un po’.

Quel giorno avevo mangiato della gallina bollita con sale. Una zucchina grande e una patata lesse, condite. Mio marito aveva preparato dell’insalata verde bellissima e fresca, ben lavata. Per concludere avevo mangiato una coppetta di gelato fior di latte confezionata.

Ho verificato subito gli ingredienti del gelato. Ricordavo che non avesse niente di pericoloso per me. Invece. Pur mangiando sempre la stessa marca di gelato, ho scoperto che gli ingredienti sono cambiati. Ebbene sì: la carragenina ha colpito ancora.

Non ero soddisfatta del tutto, perché una reazione così imponente non poteva essere scatenata da un ingrediente che sto – anche se involontariamente – assumendo da tempo. Mi sarei aspettata una reazione ritardata, con qualche prurito più o meno intenso, ma niente di più.

Così ho pensato a quella “insalatina” che non mangio mai, che insalatina non era. Era verde chiara, croccante, saporita e servita con tutto l’amore che mio marito ci poteva aggiungere come condimento segreto. Purtroppo era radicchio: ho scoperto che esistono radicchi bianchi e verdi chiari che assomigliano alla comunissima insalata (che comunque ho sempre consumato saltuariamente in primavera-estate).

Insomma, senza volerlo ho replicato il test fai-da-te che la mia allergologa nel 2004 mi aveva chiesto di fare. E ora ne sono certa al 100 %. Sono molto allergica al radicchio di qualsiasi colore sia. Sinceramente, avrei preferito rimanere con il dubbio. Ma tant’è.

Se ve lo state chiedendo: sì, mio marito la mattina dopo si è mooolto arrabbiato con me perché non l’ho svegliato (e così pure la mia terzogenita). Tuttavia, visto che tutto è bene quel che finisce bene, ho proseguito la terapia per qualche giorno e oggi sono ancora qua a raccontarlo.

Questo episodio, come sempre succede in simili occasioni, mi riporta con i piedi per terra. Ad essere più attenta a ciò con cui vengo a contatto. Non sono perfetta, lo so. Credo che l’attenzione in chi come me è allergico su più fronti non possa mai venire meno.

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