Il 2020 non è stato un anno buono per nessuno. Chi avrebbe pensato che un virus potesse essere così micidiale? Io no di certo.

Il mio 2020 è stato complicato. Sono stata fortunata perché né io né nessuno della mia famiglia ha preso il Covid-19. Per quanto riguarda le allergie invece la situazione è stata abbastanza problematica rispetto alla media degli ultimi anni.

Giusto un paio di settimane prima del lockdown ero stata dalla mia omeopata per fare il punto della situazione. Mi aveva prescritto un rimedio ad hoc, ma se di solito mi basta qualche giorno per riprendere forza, questa volta non è stato così. Sono convinta che lo stress legato alla situazione internazionale non abbia aiutato il mio sitema immunitario e quindi, pur costretta in casa come tutti, la primavera ha fatto sentire la sua presenza. Gli occhi hanno “bruciato” più del solito e le tradizionali gocce di collirio non sono state sufficienti ad acquetare i sintomi. A questo si è aggiunta una novità: le cose nuove e imprevedibili per noi allergici non sono mai da prendere con leggerezza. E infatti, quando le mascherine e i guanti monouso sono diventati irrinunciabili per ogni minima uscita qualche dubbio sulla loro innocuità per la sottoscritta è cominciato a sorgere.

Ho dato la colpa ai guanti e chi si è visto si è visto.

Ormai l’esperienza insegna che non funziona sempre così se non ci sono le prove.

L’anno scorso, a causa della menopausa (e dell’abbondante uso di cibo, in prevalenza di frutta), avevo cominciato un ottimo programma di allenamento online per rimettermi in forma. Strano ma vero aveva funzionato, finché – di nuovo a causa dello stress – durante i mesi di ritiro forzato a causa del Covid-19 ho esagerato e, prima a causa di un piede e poi di un ginocchio, ho dovuto dire bye bye all’attività fisica e tornare a dare il benvenuto ai chili di troppo.

Come se non bastasse sono andata a cercaremi la sfiga (non potrei chiamarla diversamente): assumere un integratore alimentare a base di vitamina D non era assolutamente indispensabile. Eppure l’ho fatto e me ne sono pentita

A questo punto ho pensato che fosse sufficiente per chiudere l’anno bisestile (quattro anni fa non era stato così funesto).

Non è stato così. Qualche giorno prima di Natale ho sentito di nuovo quello strano pizzicore agli occhi. Ho pensato che l’effetto dell’integratore, da assumersi con dosi mensili, stesse provocando ancora reazione (o meglio non fosse mai terminata quella precedente, anche se io avevo interrotto la cura). Non era però il tipico prurito che eventuali cipressi in anticipo con la fioritura rispetto alla stagione potessero causare.

Come al solito quando una reazione “non mi torna” inizio a dare la colpa a qualsiasi cosa mi venga in mente, finché verso le 11 del giorno di Natale con gli occhi che assomigliavano a quelli di un panda tanto erano gonfi e la paura salita alle stelle ho deciso di ricorrere ai farmaci delle emergenze. Per fortuna a causa del lockdown eravamo a casa e non avevamo altri impegni che non fossero sdrairci in divano e bruciarci il cervello con film sdolcinati (con periodiche capatine davanti allo specchio a verificare il mio contorno occhi).

L’emotività è una pessima consigliera (e vi assicuro che ero in preda al panico), ma mi sono sentita anche un’emerita idiota a non capire cosa mi stava succedendo. Ho risteso la lista degli alimenti che stavo mangiando. Ho pensato di dare la colpa ai lieviti indirettamente coinvolti dalla mia allergia alle muffe. Alle arance. Alla tachipirina presa (perché le mie reazioni si accompagnano sempre a dei feroci mal di testa).

E poi quando pensavo che non avrei trovato la risposta, all’alba del 27 dicembre mi si è accesa la lampadina. Mio marito e i miei figli continuavano a dirmi che la reazione era posizionata esattamente nel punto in cui si appoggiavano gli occhiali, ma non potevano essere quelli la causa. Li uso da decenni.

Tra l’altro, ragionando con più calma avevo messo a fuoco il fatto che tutte le volte che la causa era stata di origine alimentare o legata aall’assunzione FANS la reazione era sistemica e non focalizzata solo sotto agli occhi.

E voilà! La colpa era della mascherina! Lavorando in smartworking non l’ho mai usata per tanti giorni e per tante ore di seguito. Rileggendo il mio diario ho verificato che anche la volta in cui avevo dato la colpa alla vitamina D, molto probabilmente la colpa era dell’uso assiduo e prolungato della mascherina medicale nei giorni precedenti. E’ stato come un flash: ho ripensato alla fortissima reazione a causa delle coppette per l’allattamento e degli assorbenti-mutandine durante il ricovero per la mia seconda gravidanza. E allora ho capito che il tessuto, oltre che evntulmente al metallo che si appoggia sul naso per evitare che l mascherina scenda, erano la vera ragione di entramenbe le due ultimi reazioni allergiche.

Posso dirvi che ora mi sento decisamente più serena. Utilizzerò solo mascherine di cotone. Ogni giorno provvederò a lavare quella utilizzata. Lo so che non è medicale, ma non ho alternative.

Tutto è bene quel che finisce: in questo caso il 2020!

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