A inizio anno ho letto un articolo di Federico Formica dal titolo “Cibo, la legge che obbliga a indicare lo stabilimento di produzione in etichetta è inapplicabile”.

Cito il giornalista: “La legge che ha reintrodotto in Italia l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione degli alimenti non può essere applicata. Le aziende che non stampano sulle confezioni il luogo dal quale esce quel pacco di pasta o di biscotti, insomma, non possono essere sanzionate perché il testo approvato non è legittimo.”

Per non sbagliare riprendo le parole esatte di Formica per capire di cosa si tratta: “Tutto è nato da un regolamento europeo, il 1169/2011, che ha rivoluzionato l’etichettatura degli alimenti nel vecchio continente introducendo diverse tutele per i consumatori. Ma in quel regolamento, che ha fatto decadere tutte le norme nazionali di settore, non era prevista una norma a noi molto cara: l’obbligo, appunto, di indicare con precisione il luogo in cui è stato prodotto quel cibo. Una questione di trasparenza e di sicurezza alimentare.”

Seppure le polemiche (potete leggere un altro articolo interessante sul tema) siano nate con l’intento di tutelare il Made in Italy (e quindi per una questione strettamente, ma non per questo meno importante, economica), credo che per noi allergici sia una questione di salute sapere da dove provengano i cibi confezionati che mangiamo.

Non so se sia capitato anche a voi, ma a volte ho acquistato prodotti da banco freschi, soprattutto nei grandi supermercati, e trovare nell’etichetta “Vedi libro degli ingredienti”. Anche questa mi sembra una scorrettezza non da poco nei nostri confronti. Non credete?

Insomma ribadisco quanto scritto la volta scorsa: vivere con le allergie è un atto di coraggio che va rinnovato ogni volta che compriamo qualcosa.

Occhio alle etichette! Sempre!

[Vi propongo di leggere anche un mio precedente articolo tutt’ora valido sull’argomento dal titolo Etichette e allergeni].

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