L’allergia alimentare e al nichel e il cambio di stagione si attraggono come un gatto e un bagno al mare.

Con una dieta ferrea come la mia a base di carne, pesce e latticini (nel dettaglio si può leggere qui), l‘allergia a tavola diventa un problema durante il cambio di stagione. Soprattutto in primavera il mio fisico sente il bisogno di cambiare alimentazione con qualcosa di diverso, di fresco, di primaverile, e invece io devo rimanere ferma sempre sullo stesso punto. Inchiodata agli stessi sapori, colori e odori.
Il problema infatti nel corso di questi tredici anni è che le mie allergie si sono evolute e nelle serie di test di controllo eseguiti negli anni ho scoperto di essere allergica ad alcuni alimenti specifici, a prescindere dal nichel, come riso, soia, orzoagrumi, kiwi, fragole, ciliegie, piselli, ananas, prugne, noci, nocciole, mandorle.
Nel 2004 però la mia dottoressa ha deciso di farmi inserire nella dieta alcuni alimenti a rotazione.
La mia prima voglia è stata quella del pane. Pane comune: farina di grano tenero, acqua e sale.
Il problema è che non mi sentivo alla perfezione: oltre al prurito sul decolté, sulle braccia e sulle gambe, avevo la sensazione di gonfiore soprattutto agli occhi, alla bocca e alle mani. Nella peggiore delle ipotesi avevo la sensazione di prurito in gola, che a me spaventa molto.
Quell’anno è stato anche l’ultimo in cui sono finita al pronto soccorso: avevo mangiato del radicchio di Treviso crudo. Due ore dopo averlo ingurgitato ho fatto appena in tempo ad arrivare in ospedale (i medici mi hanno consigliato per il futuro di chiamare il 118 e di non avviarmi più da sola al pronto soccorso).
Essere allergici come me significa diventare degli investigatori speciali e dei profondi conoscitori del proprio fisico.
Vi spiego perché. Nel caso specifico del radicchio, le ipotesi alla mia reazione violenta sono state due. La prima e la più ovvia è che sia stato il radicchio e basta.
La seconda, meno scontata, è che sul radicchio ci fosse qualche pesticida e io, come allergica ai farmaci, abbia reagito in maniera così violenta a quello.
Il suggerimento della mia dottoressa è stata quella di riprovare a mangiare il radicchio lavandolo meglio.

– Come no? – le ho risposto. Ovviamente la prova non l’ho voluta fare.

Dopo la parentesi di “eccessi culinari” a base di pane e radicchio ho deciso che avrei resistito al cambio di stagione con gli unici alimenti che non mi davano problemi (anche di ansia) perché mangiare non può essere come giocare alla lotteria. Questo gioco non fa per me.