Guarigione senza confini di Tulku Thondup

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Guarigione-senza-confini-di-tulku-thondupSono andata il vacanza con alcuni libri da leggere (ve ne avevo scritto qui). Oggi ho voglia di parlarvi di Guarigione senza confini* di Tulku Thondup, edito da Astrolabio 2001. Si tratta di una serie di esercizi di meditazione. Dall’anno scorso sono entrata in questa specie di loop, che, come ho già avuto modo di dire, non ha la presunzione di risolvere i mali del mondo (né tanto meno i miei), però mi fa stare bene. Mi fa sentire più serena e, come sempre più spesso leggo, la serenità interiore si ripercuote sul fisico. Su un fisico provato dalle allergie come il mio da tanti anni, male non può farmi, no?

Per correttezza nei vostri confronti aggiungo che sono un’autodidatta in materia. Leggo, sì, leggo molto e la mia biblioteca personale sull’argomento inizia ad essere piuttosto fornita. Perché, mi chiederete. Perché sono fondamentalmente pigra e so in partenza che l’idea di dover partecipare a sessioni di gruppo, condotte da un maestro, mi frenerebbero dopo un mese (se non prima). La mia agenda è già abbastanza fitta di impegni tra lavoro, figli e imprevisti senza che debba vivere un altro appuntamento come un “dovere”. Meditare invece non voglio che sia un’imposizione e quindi “studio” da sola, in autonomia, e vedo come va. Il web inoltre può essere una magnifica occasione di scambio e quest’estate ho contattato un’esperta perché cercavo dei riscontri scientifici sul rapporto tra sistema immunitario e pratiche meditative, spesso segnalato tra gli “effetti collaterali” positivi. In molti saggi se ne parla, ma uno studio specifico non l’ho ancora trovato. La soluzione migliore che mi ha suggerito e di sperimentarlo su di me. Ripeto, male non fa: al limite mi stuferò e pace!

Guarigione senza confini* mi ha colpito per cominciare per la prefazione di Daniel Goleman, che già conoscevo attraverso alcuni suoi saggi (tra le altre letture quest’estate ho ripreso in mano il suo Intelligenza Emotiva*, edito da Rizzoli, che vi consiglio di cuore). La fiducia che avevo riposto in lui mi ha incoraggiata alla lettura e alla sperimentazione della pratica di cui scrive Tulku Thondup.

Vi dico subito che non è un libro da leggere e da lasciare lì. Non è sufficiente una sola lettura e nemmeno è indispensabile praticare tutti gli esercizi che vengono suggeriti. Ce ne sono davvero parecchi. Con lo spirito con cui mi sono avvicinata alla meditazione in solitudine, senza pretese, senza sentirmi in obbligo di raggiungere chissà cosa, posso dirvi che è un saggio che tengo in bella vista e a portata di mano. A me ha rilassato già la semplice lettura, ma i concetti che sono espressi hanno bisogno, come per tutti questi libri che sto studiando, di sedimentare.

Non lo so se l’estate trascorsa è stata migliore da un punto di vista generale anche per merito di questo, ma intanto continuo ad incrociare le dita e proseguire a leggere e a sperimentare un passo alla volta.

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