Nichel e dieta sono diventati per me da allora un connubio inscindibile. L’ho scoperto e da allora ci convivo tutti i giorni. La mia allergia al nichel non si è fermata al contatto. Troppo facile.
Insieme alle prescrizioni su cosa evitare alla mia pelle, il mio medico mi ha dato una lista di alimenti da evitare assolutamente o parzialmente.

Alla voce cibi proibiti c’erano e ci sono:

  • tutti i cibi in scatola,
  • le aringhe,
  • le ostriche,
  • i fagioli,
  • gli asparagi,
  • le cipolle,
  • gli spinaci,
  • i pomodori,
  • i piselli,
  • i funghi,
  • il granturco,
  • la farina di grano tenero,
  • le pere,
  • il rabarbaro,
  • il tè,
  • il cacao,
  • il cioccolato,
  • il lievito in polvere.

Tra gli alimenti permessi invece ci sono:

  • la carne,
  • il pesce (ad esclusione delle aringhe),
  • le uova,
  • il latte,
  • lo yogurt,
  • il burro,
  • la margarina,
  • i formaggi.

In piccole quantità potevo mangiare anche cavolfiore, lattuga, carote, riso raffinato, farina (non di grano intero), frutta fresca (escluse le pere), marmellata e caffè.

Tutto questo risale al 2000, anno in cui le restrizioni alimentari non mi spaventavano, visto che dopo la prima settimana di dieta ferrea la mia salute era sensibilmente migliorata.
La sensazione di benessere che ho sperimentato è stata come quella che si prova a prendere un’overdose di antistaminici e cortisone in piena crisi di orticaria. E’ stato come se il mio fisico si fosse sgonfiato, si fosse calmato e si fosse fatto un bel sonno dopo tanto tempo. Insomma una vera goduria.
All’inizio capire cosa mangiare e cosa no era piuttosto difficile, ma io sono sempre stata il tipo “o bianco o nero” senza vie di mezzo e quindi tutto è filato liscio. Almeno all’inizio.