La prima visita allergologica

Se avete il sospetto di essere allergici a qualcosa, il mio consiglio è quello di rivolgervi ad un medico che conosca il fatto suo.

Se avete il sospetto di essere allergici a qualcosa, il mio consiglio è quello di rivolgervi ad un medico che conosca il fatto suo. Lasciate perdere le ipotesi, i “forse”, i “ma se”, la ricerca dei sintomi su google (anche se forse è tramite il motore di ricerca che siete arrivati qui: in questo caso benvenuti), o le domande nei gruppi facebook e nei forum. Sulla salute non si scherza: men che meno con le allergie.
Nel mio caso la dottoressa di base mi ha prescritto una visita allergologica nel distretto sanitario della mia zona. Ho preso appuntamento e ho fatto il mio primo vero ingresso in uno studio specialistico. Fino a quel momento, nemmeno sapevo che potevo essere seguita da un esperto.
Beata ignoranza.
Fin da bambina ho sofferto di orticaria, edemi agli occhi e alla bocca, riniti, asma, ma nessuno fino al 2000 si era preso la briga di indicarmi la strada giusta da percorrere per capire da dove arrivava tutto il mio malessere.
Una visita con un allergologo comincia di solito con una bella chiacchierata. E’ il modo più semplice per capire su cosa indagare: verificare che si tratti di allergia sul serio e su quale tipo andare più a fondo.
Nel mio caso la chiacchierata è durata moltissimo: avevo molto da raccontare e il medico era molto pignolo e scrupoloso.
Il primo esame concreto che mi ha fatto è stato il Prick test. Si tratta di una prova cutanea per diagnosticare alcuni tipi di allergie: vengono usate delle lancette del tipo ‘usa e getta’ con le quali si punge la pelle della superficie anteriore dell’avambraccio. Su ciascuna puntura viene messa una goccia di estratto allergenico. Se a distanza di una decina di minuti si gonfia (si parla di ponfi) il punto sul quale è stato versato l’allergene, be’, avete vinto una – o più – bella allergia.
E’ così che ho scoperto in quell’occasione di essere allergica ai pollini delle graminacee e dell’olivo e alle spore dell’alternaria. Solo successivamente ho scoperto che avevo fatto il Prick test per inalanti.
Con le stesse modalità, ma in un appuntamento successivo, ho fatto anche il Prick test per alimenti, per verificare a quali alimenti specifici potevo essere allergica. E anche in questo caso ho vinto un premio ;).
Nel libro Bambini allergici l’autore parla anche del Prick by prick, che viene usato nella diagnostica delle allergie alimentari con frutta e verdura  e che consiste nel pungere con la lancetta il vegetale fresco per poi trasferire il contenuto assorbito direttamente sulla punta nella pelle.
In un terzo ulteriore appuntamento con l’allergologo ho fatto il Patch test. Viene applicato un cerotto molto grande sulla schiena che mette a contatto con la pelle una serie di allergeni: nichel, cromo, cobalto, conservanti, profumi e coloranti. A distanza di tre giorni, in base al punto in cui si è arrossato-gonfiato, il medico tira le somme e diagnostica a cosa si è allergici. Io avevo vinto l’allergia al nichel++++. Il Patch test è meno doloroso (non venite pizzicati come sulle braccia), ma nel caso in cui si sia positivi ad un allergene, alla fine delle 72 ore vi sembrerà di impazzire dal prurito (e nel mio caso anche per un mal di testa enorme).
Altro esame che in alcuni casi viene consigliato è la Spirometria per verificare il funzionamento dei polmoni. Nel mio caso non è stato l’allergologo a farmela, ma mi ha indicato dove andare a farla. Cito da Wikipedia: “la spirometria è un esame della funzione respiratoria. L’indagine è molto semplice, per nulla fastidiosa e richiede solo una modesta collaborazione da parte del paziente che deve eseguire delle manovre respiratorie (cioè soffiare con forza) mentre è collegato con la bocca allo spirometro. Il risultato dell’indagine mostra una serie di valori che indicano capacità e volumi polmonari, oltre che il grado di apertura dei bronchi.”

Di solito dopo questi esami il quadro allergico di una persona è verosimilmente chiaro. Con l’esito di questi esami, comincia la quotidianità di un allergico, che potrà scegliere la via della resilienza o meno. Ed è a partire da questo momento che Vivere con le allergie vi potrà fare buona compagnia.

Felice settimana a tutti, nuovi arrivati o resilienti attivi.