Nel weekend ho letto per intero un saggio dal titolo Bambini allergici* scritto da Giovanni Cavagni e Giorgia Garberoglio e pubblicato da Red.
Ok, direte voi, ma tu non sei più una bambina. Infatti. Eppure posso assicurarvi che questo manuale sta aiutando anche me (e non solo come mamma) per confutare alcune tesi sbagliate su cui si fondano certi miei disturbi.
Per cominciare c’è da dire che gli autori sono un medico pediatra e una mamma. Sì, perché in questo libro non si parla solo di allergie in modo molto dettagliato (dalla diagnosi alla cura, dai test per riconoscerla e sui tipi di sensibilizzazione disponibili), ma anche di emozioni legate alla malattia (in perfetta sintonia con i motivi per cui aggiorno questo blog da un anno).
Dal momento in cui a un bambino viene diagnosticata un’allergia, non è coinvolto solo il piccolo paziente, ma anche la sua famiglia, per non dire gli adulti, parenti o insegnanti, che in qualche modo entreranno a far parte della cerchia di quella famiglia.
Il gruppo familiare più stretto cercherà ad esempio di adattarsi alla dieta del piccolo paziente (molto tenera è la testimonianza di una mamma che ogni tanto organizzava delle fughe a due con la sorella non-allergica per andare a mangiare di nascosto un bel gelato, visto che il fratellino era allergico grave al latte).
Un altro tema delicato è quello dei sensi di colpa che seguono la diagnosi.
Il dottor Giovanni Cavagni spiega che il primo strumento di cui dispone un medico per capire se si trovi in presenza di un caso di allergia o meno è il racconto diretto di mamma e papà, di cosa sia successo e soprattutto se ci sia una familiarità alle allergie. Mi sono riconosciuta immediatamente nella testimonianza della coppia di genitori che si addossavano a vicenda la colpa di aver trasmesso il gene allergico al piccolo. Anche se nel mio caso non ci sono dubbi: sono io l’untrice nella mia famiglia. Non per questo, il senso di colpa è minore.
L’autore con molta tranquillità dice che in questo momento l’allergia è una malattia in grande espansione, ma anche di gran moda.
Bisogna andarci cauti: l’allergia è una malattia seria, ma deve essere diagnosticata e curata da un medico competente. Non vanno eliminati alimenti dalla dieta di un bambino se non perché sia stata evidenziata (e diagnosticata) la malattia da un medico.
Un’attenzione particolare, ribadita più volte nel libro da Cavagni, viene riservata al piccolo paziente come persona prima che come malato. In queste attenzioni mi ci sono in parte riconosciuta (sarà che sono allergica da sempre fin da quand’ero da quand’ero bambina).
Per un bambino è difficile accettare di essere diverso, pur nella consapevolezza di essere malato: perché è inutile dirlo, il bambino allergico al latte sa di poter stare male se ad esempio mangia un gelato. Rimane un bambino e come tale, dice l’autore del saggio, ha diritto di esserlo. Anche di questo gli allergologi devono tener conto.
Per me è stato impossibile fermarmi dal leggerlo integralmente, ma il manuale può essere letto a stralci.

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4 COMMENTS

    • Posso capirti, non solo perché io sono a dieta perenne ema perché a mia figlia la prima allergia si è scatenata con la prima pappa di solo riso. E da allergica seria, sembrava il peggiore incubo della mia vita.
      Un abbraccio 🙂

    • Grazie a te 🙂
      In bocca al lupo.
      Credimi è un libro scritto per noi mamme, non per “addolcirci” la pillola, ma per spiegare anche l’aspetto emotivo che l’allergia comporta.
      Un abbraccio.

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