Allergie, maglieria in cotone ed etichette

Bentrovati lettori (allergici o meno)!

E’ quasi passato tutto il mese di gennaio e io mi ritrovo con l’anno nuovo a fare vecchie (nuove) riflessioni che speravo di aver lasciato alle spalle. Quando si dice che le allergie non ci lasciano mai…

Chi mi segue fin dai primordi (parlo del 2013, anno in cui ho aperto questo questo giardino d’inverno), sa già che uno dei miei problemi più “spinosi” è la pelle. E’ chiara, è delicata e si fa sentire con una certa frequenza. Anzi, potrei dire che è il mio campanello di allarme (insieme al contorno occhi).
Negli anni ho affinato le tecniche di protezione. Mi spiego.
Niente detergenti o prodotti per la cura del corpo che non abbia testato a dovere. Di fatto uso solo sapone di Marsiglia, shampoo, olio e crema di un’unica marca. Tutte le volte che per esempio ho provato a lavarmi i capelli con qualcosa di diverso l’ho sentito immediatamente. Vale a dire prurito sulla cute, alle orecchie e, in alcuni casi, agli occhi (soprattutto di notte, visto che ho i capelli piuttosto lunghi e li tengo sciolti).
Altra nota dolente è l’abbigliamento. Più passa il tempo e più è difficile trovare capi in fibra naturale (che per me equivale a cotone 100%). Il cotone è sempre più spesso mescolato con il poliammide o altri sintetici che per me è impossibile da usare. Pensate che due anni fa ho comprato due paia di jeans, rigorosamente uguali, e da allora non ho più trovato pantaloni adatti alle mie forme e alla mia pelle. Purtroppo uno di quei due paio di quei jeans si sono bucati in un punto delicato e quindi sono alla disperata ricerca di un sostituto. Non parliamo di maglie e sciarpe. Una vero problema per la sottoscritta.
Qual è la nuova (vecchia e sempre verde) riflessione per il 2018?
Un prurito estenuante dietro al collo.
Avete presente quelle tremende etichette che indicano la marca delle maglie che portate? Ecco, quelle! E’ una certezza che non siano fatte in cotone, ma non capisco perché all’improvviso mi abbiano fatto sbocciare una tale reazione. Inoltre si tratta di magliette in cotone che indosso da anni (sì, se ve lo state chiedendo, sono lise e vecchie, ma anche difficili di nuovo da rimpiazzare per una come me che non ama fare shopping), quindi non riesco a capire perché solo ora si siano fatte “notare”. Non sto parlando di un leggero e fastidioso prurito, ma di un intenso desiderio di strapparmi la pelle dietro la cervicale.
Soluzione temporanea?
Ho dovuto fare ricorso a prodotti ad uso locale a base di cortisone. Cavolo!
La cosa mi lascia perplessa proprio perché si tratta di indumenti già usati, lavati, stirati. Insomma quelle etichette non dovrebbero darmi alcun problema (ed essere consumate come il resto del capo).
Rimango in attesa dell’evoluzione di questa rinnovata fioritura…
Nel frattempo mi auguro che il prima possibile i produttori di maglieria si adeguino alle pelli delicate (non necessariamente allergiche come la mia) e trovino un posto migliore in cui attaccare le etichette. Chiedere che siano in tessuto naturale come il resto dell’indumento, immagino sia davvero troppo, ma chissà…
Che palle che siamo noi allergici ;).
E voi come fate ad ovviare il problema? Non ditemi di tagliare l’etichetta, perché lo sto già facendo rischiando di bucare tutte le maglie (avete fatto caso che la cucitura meglio riuscita di solito è proprio quella dell’etichetta dietro al collo?).

3 Comments

  • Ci sono etichette che mi infastidiscono (e lo dico in modo riduttivo) finchè non le stacco, letteralmente, eliminando ogni traccia del filato usato per cucire (che, a volte, è quel filo trasparente 100% plastica, tipo quello usato per le canne da pesca).

    Ciao, Fior

  • A me danno noia i fili con i quali l’etichetta è cucita, spesso sono fili di plastica trasparente come quelli che si usano per le canne da pesca! 😉

    Ciao, Fior

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